Parigi, 30 settembre 2026. Place Vendôme si trasforma in un teatro di riflessi, e il nuovo Tom Ford sceglie proprio lo specchio come metafora per raccontare la propria identità. È qui, tra superfici moltiplicate e silhouette che sembrano apparire e scomparire nello stesso istante, che Haider Ackermann presenta la primavera/estate 2027 della maison: una collezione che non cerca di replicare il linguaggio di Tom Ford, ma di interrogarsi su ciò che di quel linguaggio continua a essere irrimediabilmente contemporaneo.
La risposta è il desiderio. Non quello patinato e prevedibile del glamour, ma una forma di seduzione più ambigua, fisica, quasi cinematografica. Il corpo diventa il centro della narrazione e l’abito il suo strumento di tensione: nasconde, rivela, costringe, libera. È una collezione costruita sul confine sottile tra controllo e abbandono, tra rigore sartoriale e istinto.
Il tailoring resta il cuore della maison, ma perde la rigidità dell’uniforme per diventare qualcosa di più sensuale. Blazer affilati, completi gessati e giacche strutturate vengono portati direttamente sulla pelle, lasciando intravedere lingerie, reggiseni e slip. Il codice maschile viene sottratto alla sua funzione originaria e trasferito sul corpo femminile, mentre quello maschile viene attraversato da una nuova morbidezza. I confini tra i due mondi si dissolvono senza che la collezione senta il bisogno di dichiararlo: accade naturalmente, attraverso le proporzioni, i materiali e il modo in cui i vestiti occupano il corpo.
La pelle è una delle protagoniste assolute. Nera, lucida, aderente, compare su trench, gonne, giacche e completi, mentre sottili cinghie e dettagli che ricordano il bondage introducono un vocabolario apertamente erotico. Ma qui la provocazione non è mai fine a se stessa. È piuttosto una riflessione sul potere, sulla costruzione dell’immagine, sulla possibilità di trasformare il corpo attraverso ciò che indossa. La sensualità di Ackermann non ha bisogno di alzare la voce: si insinua nei dettagli, nei tagli, in una spalla scoperta, in una vita segnata, nella tensione di un abito che aderisce alla pelle.
Poi arriva il rosso, intenso e teatrale, quasi fosse una fiamma accesa nel buio. Accanto a lui il nero, il bianco, il crema, il marrone, il blu e il verde militare costruiscono una tavolozza che alterna la notte alla quotidianità. Perché questo Tom Ford non vive soltanto nell’immaginario della sera. Denim a vita bassa, utility jacket, jumpsuit e capi più rilassati entrano nella grammatica della collezione e la rendono meno distante, più urbana, pur senza perdere quella tensione glamour che appartiene storicamente alla maison.
L’atmosfera, però, rimane profondamente cinematografica. C’è qualcosa di notturno, decadente e sensuale nell’immaginario dello show, un’eco di quel cinema degli anni Ottanta in cui il desiderio aveva sempre un lato oscuro. I riferimenti a The Hunger di Tony Scott, con Catherine Deneuve, David Bowie e Susan Sarandon, emergono nella bellezza pallida, nei capelli tirati indietro, nello sguardo marcato e nell’idea di una femminilità che non vuole essere rassicurante. È una bellezza quasi vampirica, sofisticata e inquieta, che trasforma la passerella in una scena cinematografica.
E poi il finale: costumi da bagno neri, ritagliati sul corpo, attraversati da aperture che scoprono vita, fianchi e addome. Dopo la costruzione dell’abito arriva la pelle. Dopo la sartoria, il corpo. È come se l’intera collezione procedesse verso questo momento, spogliandosi progressivamente fino a lasciare soltanto l’essenziale.
È proprio qui che la visione di Ackermann trova il suo punto di maggiore chiarezza. Il designer non sembra interessato a conservare Tom Ford come un’immagine intoccabile, né a cancellarne il passato. Preferisce lavorare sulla sua ossessione più profonda: l’idea che la moda possa modificare il modo in cui percepiamo noi stessi e, soprattutto, il modo in cui desideriamo essere percepiti dagli altri.
Davanti agli specchi di Place Vendôme, dunque, non sfila semplicemente una nuova collezione. Sfila un’identità in trasformazione. Il Tom Ford di Haider Ackermann è più oscuro, più ambiguo, meno prevedibile. Ma conserva intatta quella tensione tra eleganza e desiderio che ha reso la maison riconoscibile.
Lo specchio, alla fine, non restituisce una copia del passato. Lo moltiplica, lo deforma, lo rende nuovo.
E dentro quella moltiplicazione, per la primavera/estate 2027, Tom Ford ritrova il proprio riflesso.